lunedì 13 ottobre 2014

Patterns di attivazione muscolare nei muscoli scapolari durante l'elevazione in carico sul piano scapolare: effetto dei trigger point latenti

Lucas R. Clinical Biomechanics 25 (2010) 765–770

Ecco un nuovo articolo del trio Lucas, Polus e Rich che da qualche anno collaborano assieme sui Trigger Point Miofasciali Latenti (TPML). Con quest'ultimo articolo del 2010, riprendono una loro ricerca del 2004 investigando il pattern di attivazione muscolare nei rotatori scapolari con TPML durante abduzione con carico.

Con una elettromiografia di superficie hanno misurato i tempi di attivazione muscolare in alcuni muscoli chiave (trapezio inferiore, dentato anteriore, infraspinato e deltoide medio) durante l'abduzione senza carico e con carico leggero (manubrio con peso da 1 a 4 Kg a discrezione del soggetto). Il confronto è stato effettuato su 14 pazienti privi di TPML in tali muscoli (controllo) e su 28 paziente con TPML. [NdR: la metodologia impiegata è davvero ben pianificata e pensata per ridurre al minimo le variabili]

Durante l'abduzione con carico il gruppo di controllo ha prevedibilmente evidenziato lo stesso ordine di attivazione muscolare rispetto all'assenza di carico, ma con attivazione significativamente precoce. Tale shift temporale permette di mantenere un cinematica ottimale della spalla e un corretto ritmo scapolo-omerale durante l'abduzione.
Il gruppo sperimentale, invece, ha avuto risultati incoerenti e disordinati sia in assenza che sotto carico. In quest'ultimo caso, l'unico risultato significativo è stata l'attivazione anticipata dell'infraspinato.

In conlusione, la presenza di TPML nei rotatori scapolari sia responsabile dell'alterazione della sequenza di attivazione muscolare durante sia l'abduzione in carico che in assenza di carico. Di conseguenza, tale alterazione della strategia di reclutamento porta ad affaticamento precoce e all'instaurarsi di sindromi da sovraccarico e da impingement subacromiale.

Traduzione e Riassunto a cura del collega Fisioterapista Dott. Edoardo Spazzoli

lunedì 11 novembre 2013

Trasmissione delle forze tra il muscolo gran dorsale e il muscolo gluteo controlaterale; studio in vivo

Carvalhais VOOcarino Jde M 2013 Mar 15;46(5):1003-7

Numerosi studi su cadavere hanno ormai provato la continuità fasciale e la trasmissione di forze tra la il muscolo gran dorsale ed i muscoli glutei (Vleeming etal.1995,Barker et al.2004), ma nessun studio fino ad ora ha mai provato in vivo se questa continuità sia in grado di trasmettere le forze da il muscolo gran dorsale di un lato verso il grande gluteo del lato opposto.

Sono stati considerati 37 volontari ed i criteri di inclusione prevedevano assenza di dolore all'anca e di traumi da almeno 6 mesi, la capacità di lasciar rilassato il muscolo gluteo e avere un'escursione da proni di 25° in rotazione mediale e laterale dell'anca.

Si sono misurate 3 differenti condizioni: 1 posizione di controllo -2 effetto dello stiramento passivo del gran dorsale (braccio in abduzione a 120°) - 3 effetto della contrazione attiva del gran dorsale.
Per essere sicuri che la trasmissione delle forze sull'anca fosse fasciale e non dovuta alla contrazione dei muscoli dell'anca è stato applicato un elettromiografo a livello gluteo.
Risultati: sia la messa in tensione passiva del gran dorsale che la sua contrazione influenzano la posizione di riposo dell'anca aumentandone la rotazione laterale ( trasmissione delle forze fasciali da gran dorsale a muscolo gluteo), tra i vari soggetti si è osservata una grande variabilità nella quantità di trasferimento della forza e gli autori nella discussione finale ipotizzano che questo potrebbe essere influenzato dal livello di rigidità della fascia toracolombare.

giovedì 7 novembre 2013

Aumento del dolore proveniente dalla fascia muscolare dopo allenamento eccentrico.

Gibson WArendt-Nielsen L 2009 Apr;194(2):299-308

Questo studio analizza l'indolenzimento muscolare che normalmente si produce dopo l'esercizio eccentrico e va ad analizzare quale struttura viene maggiormente coinvolta nella generazione del dolore.

Allo studio hanno partecipato 13 volontari, prima dell'esperimento è stata misurata la dolorabilità alla pressione del Tibiale anteriore su entrambe le gambe ( PPT), quindi si sono fatti eseguire esercizi in eccentrico su una sola gamba fino a produrre l'indolenzimento.
Dopo 24 ore sulla zona più dolente sono state effettuate due infiltrazioni ( a random) con sostanza ipertonica (irritante): un'infiltrazione veniva effettuata a livello della fascia epimisiale ed una a livello muscolare profondo, su entrambe le gambe.

RISULTATI: l'infiltrazione sulla fascia epimisiale del Tibiale anteriore indolenzito ha aumentato il dolore del paziente rispetto la gamba di controllo, mentre l'infiltrazione muscolare non ha variato granchè il dolore rispetto la gamba di controllo.

Questo studio propone un ulteriore conoscenza sul ruolo della fascia nella generazione del dolore